Il presepe del Liceo Artistico di Grosseto

un Natale che interroga il presente

Un presepe che non è solo da guardare, ma da ascoltare, e che invita tutti ad aprire le porte
 
Un presepe che non consola soltanto, ma provoca, interroga e chiede di essere guardato fino in fondo. È questo lo spirito dell’opera realizzata dai ragazzi del Liceo Artistico, del Polo Bianciardi di Grosseto, coordinati dai docenti Giada Tescione e Marcello Campomori, che quest’anno hanno scelto di raccontare il Natale con un linguaggio contemporaneo, simbolico e fortemente giornalistico, capace di parlare al nostro tempo.
L’idea nasce dall’osservazione della realtà: una società apparentemente in festa, illuminata, rumorosa, ma allo stesso tempo chiusa, ripiegata su se stessa. Sullo sfondo si alzano palazzi con porte che non si aprono verso l’esterno, finestre abitate ma distanti, attraversate da sagome silenziose. Dai cartelli emergono parole e frasi di rifiuto ed emarginazione: “non ti sento”, “vai via”, “non abbiamo tempo”, “tu non vieni”. È il coro anonimo di un mondo che corre, ma non accoglie.
Al centro della scena, però, lo sguardo è catturato da una scultura potente e fragile insieme. Una struttura di mura richiama la paternità di San Giuseppe, protezione discreta e silenziosa. All’interno, un cuore, che può essere letto come il cuore del mondo, pulsa di luce. Accanto, un bambino rannicchiato, legato da un filo rosso: il filo della vita, che unisce l’umanità al suo centro vitale, ciò che non può essere spezzato.
A sovrastare tutto, una mano aperta con delle rose, segno chiaro della maternità di Maria: una benedizione che non impone, ma custodisce, che non chiude, ma accompagna. È un gesto che parla di cura, di dolcezza, di speranza che resiste anche quando tutto sembra respingere.
Il messaggio che i ragazzi lanciano è diretto e attualissimo: Gesù, il festeggiato, il nuovo Uomo, può essere tolto dai testi delle canzoni, dalla quotidianità distratta, dalle recite di Natale, persino dai libri di scuola. Ma dal cuore delle persone non può essere eliminato. Perché lì, nel cuore del mondo, resterà sempre uno spazio, una casa possibile, pronta ad accogliere la dolcezza fragile e ostinata di una vita che nasce.
Questo presepe non è solo da guardare: è da ascoltare. È una notizia che parla di noi, oggi. E ci chiede, senza gridare, se le nostre porte sono davvero chiuse… o se c’è ancora il coraggio di aprirle.
Pubblicato: 22 Dicembre 2025 - Revisione: 23 Dicembre 2025